Sorgenti
Internazionalizzazione: primato per Pmi innovative di distretto
Le Pmi dei distretti eccellono per internazionalizzazione e innovazione
Aumentano il fatturato più delle altre imprese, innovano, valorizzano l’internazionalizzazione: sono le Pmi dei distretti italiani, che secondo il tradizionale rapporto annuale di IntesaSanpaolo su “Economia e Finanza dei distretti” si confermano come una vera e propria ricchezza del panorama produttivo nazionale.
Fra i segnali di trasformazione in corso che il rapporto sottolinea, ci sono la maggior propensione a investire all’estero e a innovare, il consolidamento delle reti d’impresa, il ruolo dei Confidi, fondamentale soprattutto in un momento di crisi economica che comporta, soprattutto per i piccoli, una maggior difficoltà finanziaria e nodi irrisolti in materia di accesso al credito.
Il report, presentato dal consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani e dal chief economist Gregorio De Felice, riguarda i bilanci aziendali per il triennio 2008-10, comprende quasi 13mila imprese appartenenti a 139 distretti industriali e circa 36mila imprese non distrettuali specializzate nei settori produttivi rilevanti per gli stessi distretti, e riporta le stime sui risultati di bilancio 2011 e le previsioni per il biennio 2012-13.
Partiamo dall’analisi dei bilanci. Nel 2010 il fatturato delle imprese distrettuali è cresciuto dell’8,3%, contro il +6,6% delle imprese non distrettuali. Per il 2011 il dato stimato è pari a una crescita del fatturato dell’8,5%, superiore di circa mezzo punto rispetto a quello delle altre imprese. Le proiezioni per il 2012-2013 registrano invece un deciso rallentamento della crescita: meno di un punto nel 2012, al 3% nel 2013.
Quest’ultimo dato rappresenta un punto critico, su cui gli esperti sottolineano la necessità di attivarsi per migliorare.
L’elemento che rappresenta la maggior preoccupazione è la crisi del debito europea, mentre uno sforzo positivo potrebbe essere quello di utilizzare il recupero dell’evasione fiscale per ridurre il tax rate sulle imprese e in genere per alleggerire la pressione sulle fasce più deboli.
Il motivo di positività è invece rappresentato dal fatto che sul miglior andamento del fatturato delle Pmi nei distretti ha inciso soprattutto la più pronunciata propensione a esportare, premiante in un anno di ripresa della domanda mondiale, a fronte di un mercato interno rimasto debole. Anche qui c’è una criticità: il fatturato 2010 è ancora del 10,6% inferiore rispetto ai livelli registrati nel 2008 (quelli precedenti alla crisi). Ma anche questo dato resta migliore rispetto a quello delle aree non distrettuali, dove il divario è dell’11,5%.
Sul fronte dei margini, si evidenzia una situazione molto simile, con un recupero che però è ancora parziale rispetto al periodo pre-crisi: le Pmi dei distretti in termini di margini operativi netti hanno recuperato nel 2010 lo 0,6%% sul fatturato, circa la metà di quanto perso dal 2008. Per le altre imprese, il livello del 2008 è distante di un punto. Nel 2011 si prevede che le aziende distrettuali recuperino altri tre decimi di punto.
Per quanto riguarda le tendenze in atto, innovazione e internazionalizzazione sono le due parole chiave per spiegare il piccolo miracolo rappresentato dai miglioramenti 2010 e 2011 (che sono stati pur sempre anni di crisi).
L’internazionalizzazioneInnanzitutto, le Pmi distrettuali hanno parecchie partecipate estere: ogni 100 imprese, ci sono 25 partecipate estere (la quota si ferma a 16 nelle imprese non distrettuali). Il fenomeno non è legato alle operazioni di pochi grandi investitori, ma è diffuso. È avvenuto negli ultimi dieci anni.
E, almeno per il momento, contrariamente a quanto fanno le grandi imprese le Pmi non usano la delocalizzazione per abbattere i costi del lavoro, ma mantengono anzi un saldo rapporto con il territorio. Si tratta, in sostanza, di investimenti aggiuntivi e non sostitutivi. Quindi, dal distretto di appartenenza continuano a trarre un vantaggio di competitività e usano gli investimenti esteri per seguire i mercati locali.
In tema di internazionalizzazione, spiccano in particolare il distretto bolognese delle macchine di imballaggio (primo sbocco commerciale: la Cina) e alcune realtà del distretto per le macchine tessili e per materie plastiche di Brescia.
Resta invece un punto critico relativo al fatto che è ancora bassa la presenza di investitori esteri nei distretti (meno di cinque ogni cento aziende).
L’innovazione e le reti d’impresaE veniamo all’innovazione. I distretti evidenziano una maggior propensione ad innovare: depositano 16 brevetti ogni 100 imprese, contro i 12 delle altre aziende. Però poi sono meno propense ad utilizzare i risultati della ricerca scientifica, e questo è un punto su cui lavorare.
Altro trend positivo individuato dalla ricerca, il potenziamento delle reti d’impresa. L’indagine evidenzia il superamento di una vecchia convinzione per cui distretti e reti sono in alternativa gli uni alle altre (con le seconde che rappresenterebbero il superamento dei primi).
In realtà, c’è una complementarietà fra le due forme di aggregazione: le imprese dei distretti tendono a coinvolgere soggetti esterni, anche utilizzando i contratti di rete, per ampliarsi e creare sinergie che ne rafforzano il posizionamento competitivo soprattutto sul fronte dell’innovazione, della promozione e della distribuzione. Qui si evidenzia un rapporto particolarmente stretto fra contratti di rete e innovazione: in un caso su due, i 179 contratti di rete analizzati dall’indagine hanno come obiettivo principale l’innovazione.
Accesso al credito e ruolo dei ConfidiSono tre le principali criticità rilevate dal rapporto:
- Le dimensioni: le imprese minori hanno avuto più difficoltà negli ultimi anni e sembrano meno attrezzate a gestire la congiuntura negativa che si prospetta per il 2012.
- Il credito e i tempi di pagamento: soprattutto nei confronti delle imprese minori, il credito commerciale è cresciuto in modo preoccupante a causa delle significative dilazioni di pagamento che devono rilasciare alla loro clientela. In prospettiva, queste tensioni potrebbero risultare difficilmente gestibili.
- L’impatto della crisi sulla sostenibilità economico-finanziaria: le imprese più deboli (siano o meno di piccole dimensioni) hanno maggiori difficoltà rispetto al passato a trovare soluzioni che le riportino su un sentiero di sostenibilità economico-finanziaria.
Uno strumento molto utile per fronteggiare queste criticità è rappresentato dai Confidi, il cui intervento secondo l’indagine ha effetti positivi in termini di crescita: le imprese che hanno ottenuto la garanzia hanno complessivamente avuto migliori performance sia come attivo che come fatturato, pur presentando una maggior fragilità finanziaria.
Le eccellenzeInfine, i casi di eccellenza. Secondo il report, due comparti che potrebbero dare un contributo molto importante alla crescita del paese sono i distretti dell’agroalimentare e i poli tecnologici.
I distretti dell’agro-alimentare presentano ottime potenzialità di crescita sui mercati esteri, grazie al contenuto innovativo e di qualità di molti prodotti, che formano barriere per i competitor.
I poli dei settori ICT, biomedicale, aeronautico e farmaceutico mostrano tassi di espansione strutturalmente migliori rispetto ai distretti “tradizionali”. Il rapporto sottolinea come difficilmente l’Italia potrà riacquistare a breve una posizione di punta sul piano dell’alta tecnologia, ma questi settori e poli possono comunque offrire molte opportunità di crescita e garantire effetti di spillover importanti sull’intera industria.
Adobe CS6 taglia i prezzi con Creative Cloud
Adobe Creative Suite 6 a prezzi vantaggiosi
Adobe ha rilasciato le prime informazioni riguardanti Adobe Creative Cloud, un nuovo servizio previsto per la prima metà del 2012 grazie al quale sarà possibile accedere agli applicativi messi a disposizione dalla Creative Suite 6 a prezzi particolarmente vantaggiosi.
Anziché acquistare l’intero pacchetto, le aziende potranno così accedere ai singoli software creativi di Adobe attraverso un canone mensile di 49,99 dollari (sottoscrivendo un contratto annuale).
La nuova offerta software-as-a-service appare quindi decisamente conveniente (600 dollari per un anno contro gli oltre 2000 dell’intera suite).
Il servizio verrà lanciato assieme alla Creative Suite 6 con la possibilità di scaricare gli applicativi individualmente o in un unico pacchetto; la licenza copre l’installazione su un massimo di due computer.
Verranno inoltre offerti 20Gb di spazio sulla “nuvola” Adobe, ove archiviare i dati, sincronizzare le informazioni e accedere alle Adobe touch apps, disponibili nel corso del 2012.
Sarà così possibile utilizzare Business Catalyst per il web hosting, oltre a Typekit e Digital Publisching Suite, una soluzione per trasformare contenuti interattivi in applicazioni funzionanti su iPad.
Gli ambienti di lavoro che necessitano di strumenti di collaborazione potranno scegliere l’abbonamento da 69 dollari al mese, che includerà anche la possibilità di utilizzare Lightroom 4, non appena uscirà dalla attuale fase beta.
Adobe prepara così una nuova ricetta per combattere la pirateria: nuove opzioni di acquisto a prezzi decisamente più contenuti rispetto alle classiche licenze, applicativi subito disponibili e nuovi strumenti cloud per massimizzare la condivisione e offrire nuove opportunità di archiviazione dei contenuti.
Pensioni, rivalutazioni per l’anno 2012
L’INPS ha reso disponibile sul proprio sito la circolare che specifica le rivalutazioni pensionistiche per gli anni 2012 e 2013. Come previsto dalla recente manovra finanziaria, che ha definito l’indicizzazione delle pensioni all’inflazione, la rivalutazione automatica è riconosciuta fino a tre volte il minimo.
Più in particolare ci stiamo riferendo alla circolare n.10 del 2 febbraio 2012 dove l’INPS specifica che le rivalutazioni pensionistiche per l’anno 2012 sono riconosciute in maniera automatica e nella misura del 100% esclusivamente i trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo (480,53 euro mensili).
Di conseguenza, secondo le informazioni presenti sul sito dell’INPS, in virtù di quanto stabilito dal decreto legge 201/2011 (manovra finanziaria Monti) convertito con modificazioni nella legge 214/2011, l’aumento di perequazione per l’anno 2012 spetta fino all’importo di 1405,05 euro.
L’aumento di perequazione è stato fissato in via previsionale nella misura del 2,6% dal decreto del 18 gennaio 2012 emanato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2012.
Tags: inps manovra finanziaria pensioni
Lavoro e assenza dipendente causa maltempo: cosa dice la Legge?
Assenze dal lavoro causa maltempo: le norme
In questi giorni il maltempo sta impedendo in molti casi di raggiungere i luoghi di lavoro (a causa di blocchi stradali, cancellazione treni, ritardi dei mezzi pubblici, ecc. ) provocando non pochi disagi negli uffici a dipendenti e datori di lavoro: cosa prevede la legge quando cause di forza maggiore (come il maltempo o uno sciopero) impediscono il regolare svolgimento delle prestazioni?
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha dunque fatto il punto della situazione, spiegando cosa prevede il codice civile e contratti di lavoro in questi casi.
Prestazione mancata per cause di forza maggiore occorse al lavoratoreIn linea di principio, se il lavoratore non riesce ad arrivare in ufficio, l’impossibilità sopravvenuta libera il dipendente dall’obbligo della prestazione lavorativa, anche se in linea teorica potrebbe anche esonerare il datore di lavoro dall’obbligo di pagare la retribuzione.
Ad impedire che questo avvenga (ovvero che le ore non lavorate vengano tolte dalla busta paga), intervengono i contratti di lavoro, i quali prevedono sempre un monte ore di permessi legati proprio al verificarsi di eventi eccezionali.
Dunque è questo lo strumento che bisogna usare per regolarsi sul pagamento delle ore di lavoro perse, ad esempio per il maltempo, e sul monte ore di permessi da far scalare.
Tutto questo a condizione che il lavoratore comunichi l’assenza con tempestività e fornisca le relative motivazioni, in base agli articoli 1218 e 2104 del codice civile: il primo si riferisce all’onere della prova, il secondo alla necessità che l’impedimento sia effettivo (diligenza del prestatore di lavoro).
Quindi, la regola numero uno è che, se il lavoratore non riesce a raggiungere il posto di lavoro, deve avvertire il datore di lavoro dell’assenza e spiegare nel dettaglio quali sono stati gli impedimenti che lo hanno bloccato: le ore di lavoro perse, possono essere detratte dai permessi.
Trattandosi di norme previste dal codice civile, sono da prendersi come riferimento sempre, ovvero anche nel caso in cui il contratto di lavoro che viene applicato non preveda nulla di specifico per questi casi.
Se questi obblighi non vengono rispettati, può scattare l’addebito disciplinare per l’assente «che non abbia provato la concreta impossibilità di adempiere all’obbligazione fondamentale posta in capo al lavoratore», come previsto dall’articolo 2106 del codice civile.
Prestazione mancata per cause di forza maggiore occorse al datore di lavoroMa c’è anche il caso in cui la prestazione lavorativa non si possa svolgere non per indisponibilità del lavoratore ma viceversa per impossibilità del datore di lavoro dovuta alle cosiddette cause di forza maggiore.
Si parla quindi di casi, come appunto il maltempo, che non solo non dipendono dalla volontà del datore di lavoro, ma sono anche estranee a ragioni produttive e all’organizzazione del lavoro.
Tecnicamente, spiegano i consulenti, si dice che non c’è “mora credendi” quando «la prestazione è impossibile per un evento eccezionale, esterno, imprevedibile e indipendente dalla volontà del datore, anche se il lavoratore ha messo a disposizione la propria prestazione».
Anche in questo caso, si applicano gli stessi strumenti precedenti, quindi si possono ad esempio utilizzare i permessi.
Ma attenzione: questo non vale se invece siamo in presenza di una qualunque vicenda che «possa essere riferita al datore di lavoro, ad esempio colpa, imperizia o problematiche legate a inefficienze produttivo-organizzative». In questi casi, il datore di lavoro non è liberato dall’obbligo retributivo, perchè si tratta di situazione che rientrano nel più ampio “rischio di impresa” che riguarda esclusivamente il datore di lavoro.
OneNote Mobile sbarca su Android
OneNote Mobile approda su Android
OneNote Mobile, il popolare programma Microsoft per la gestione degli appunti, è finalmente disponibile anche per la piattaforma Android.
Dopo le versioni per Windows Phone, iPhone e iPad, la nuova edizione espande ulteriormente le caratteristiche di condivisione del prodotto, a tutto vantaggio della produttività.
Microsoft OneNote Mobile permette di memorizzare all’interno dei dispositivi mobile informazioni personali e attività da svolgere e di mantenerle sincronizzate tramite archiviazione gratuita su Microsoft SkyDrive; ciò garantisce una perfetta condivisione delle informazioni tramite Pc, dispositivo mobile e web browser.
La nuova versione per Android presenta le medesime caratteristiche più importanti dell’edizione mobile già disponibile per le altre piattaforme e nella versione gratuita offre la possibilità di visualizzare, creare o modificare fino a 500 note.
Raggiunto tale limite, non sarà più possibile creare nuove note ma solamente vedere, sincronizzare e cancellare gli appunti già creati o condivisi. Tale limitazione scompare acquistando funzionalità aggiuntive (circa 4,80 euro).
L’app richiede per un corretto funzionamento il sistema operativo Android versione 2.3 o successivo mentre per la condivisione delle informazioni è richiesto un account Windows Live ID. Per quanto riguarda la compatibilità con gli altri documenti OneNote, la versione per Android supporta appunti creati in Microsoft OneNote 2010 o OneNote Web App.
E’ possibile scaricare OneNote Mobile per Android direttamente dall’Android Market.
Pmi lombarde: al via il progetto SBALombardialab
Pmi lombarde: al via il progetto SBALombardialab
Ha preso il via il 7 febbraio a Mantova il laboratorio permanente SBALombardialab, dedicato alle imprese lombarde e finalizzato a sostenere le Pmi incentivando il confronto e il dibattito sulle tematiche inerenti lo Small Business Act.
Il laboratorio è infatti finalizzato a promuovere l’adozione in Lombardia dei dieci principi dello SBA (Small Business Act), la convenzione promossa della Commissione Europea che istruisce le imprese sulle modalità più corrette per favorire la crescita e lo sviluppo anche in tema di sostenibilità.
SBALombardialab
Promosso da Regione e Unioncamere Lombardia, con il supporto della Camera di Commercio di Mantova, il primo appuntamento con i “Focus Group” del laboratorio SBALombardialab rivolto alle imprese lombarde ha toccato alcuni temi chiave dell’imprenditorialità.
Nel corso di “Credito e Imprese: idee a confronto”, per esempio, si è parlato della necessità di poter accedere al credito da parte delle imprese locali, fortemente penalizzate dalla crisi che ha provocato un calo del capitale aziendale e della liquidità.
All’appuntamento di Mantova erano presenti numerosi imprenditori ed esperti, tra cui il responsabile dell’Area Territoriale Nort Est della Banca Monte dei Paschi di Siena Carlo Garavaglia, la responsabile di UniCredit Lombardia Monica Cellerino, il Direttore Generale di Finlombarda Giorgio Papa e Alessandro Tappi, Head of Guarantees, Securitisation & Microfinance del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI).
Per Luciano Consolati, coordinatore di SBALombardialab, il progetto SBALombardialab deve rappresentare l’occasione per spingere le Pmi lombarde alla cooperazione e aiutarle nella ripresa.
«Si tratta di dare una risposta all’emergenza, potenziando la collaborazione dei diversi attori, dalle associazioni, alle banche, alle istituzioni, tra cui Regione Lombardia e sistema camerale lombardo. Fondamentale è inoltre affrontare nel breve periodo alcuni problemi strutturali, che richiedono ai diversi soggetti coinvolti nel sistema del credito profondi cambiamenti. Pensiamo alla patrimonializzazione delle imprese, alla trasparenza informativa dalle imprese verso le banche, alla messa in campo di nuovi strumenti di rating e valutazione, al completamento del processo riorganizzativo degli intermediari finanziari, all’utilizzo più ampio del microcredito, che potrebbe aiutare a rispondere ad una buona percentuale di microimprese/lavoratori autonomi.»
Maggiori dettagli sul progetto nel sito ufficiale SBALombardialab
Artigiani: nuove aliquote 2012 INPS
INPS: le nuove aliquote 2012 per artigiani e commercianti
Le aliquote contributive di finanziamento e di computo delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell’INPS sono state modificate dalla recente manovra finanziaria.
Più un particolare l’art. 24, comma 22 del D. L. n. 201 del 2011, nel testo introdotto dalla legge di conversione 22 dicembre 2011 n. 214 pubblicato nella GU n. 300 del 27 dicembre 2011, ha stabilito che le aliquote contributive pensionistiche di finanziamento e di computo delle gestioni pensionistiche di artigiani e commercianti vengano incrementate del +1.3% nel 2012.
A partire dal 2013 e per i successivi anni l’aliquota contributiva varierà in positivo dello 0.45% ogni anno, fino ad una quota massima del 24%.
In sintesi, in relazione alla manovra finanziaria Monti, per l’anno corrente le predette aliquote sono stabilite nella misure del 21.3%.
È l’INPS a comunicarlo con la circolare n. 14 del 3 febbraio 2012, in cui vengono rese note le aliquote da utilizzare per il calcolo della contribuzione IVS sul minimale e sul reddito eccedente, il massimale imponibile, nonché termini e modalità di pagamento.
Fonte: INPS – Circolare numero 14
Come calcolare la detrazione ACE in Unico 2012
Come calcolare la detrazione ACE nel modello UNICO 2012
Nel modello UNICO 2012 trova posto anche la nuova misura introdotta insieme alle altre novità dalla manovra finanziaria Monti: l’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), ovvero l’agevolazione fiscale introdotta all’articolo 1 della legge n. 214 del 2011, che premia le attività di capitalizzazione escludendo dal reddito di impresa (IRPEF/IRES) il nuovo capitale immesso sotto forma di denaro o utili posti a riserva.
Calcolare l’ACEPer il triennio 2011-2013 l’ACE si calcola applicando l’aliquota del 3% alla variazione in aumento del capitale determinato alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2010 come differenza sull’anno precedente. Questo significa che prima bisognerà sommare algebricamente le variazioni di capitale in aumento e diminuzione e poi applicare l’aliquota del 3% al risultato.
Gli aumenti sono determinati dal conferimento di denaro dei soci in termini di aumenti di capitale sociale, versamenti di sovrapprezzo di azioni o quote, versamenti in conto capitale o a fondo perduto, conversione in azioni di prestiti obbligazionali, gli utili non distribuiti ma accantonati a riserva.
Le diminuzioni dall’attribuzione di utili ai soci, acquisti di partecipazione, acquisti di aziende, conferimenti ai soci in natura (es. beni aziendali).
Successivamente al triennio 2011-2013 in esame sarà necessario attendere un apposito decreto del Ministero, che arriverà ogni anno entro il 31 gennaio.
L’ACE si calcola a partire dall’anno di imposta 2011 e quindi sarà possibile usufruire dell’agevolazione giò in UNICO 2012, indicando l’importo nel rigo RF50 colonna 4. Questo andrà a variare in diminuzione il reddito imponibile fino eventualmente ad azzerarlo.
Nel caso in cui l’importo fosse superiore al reddito d’impresa è possibile riutilizzare la somma non utilizzata per i periodi d’imposta successivi. L’eccedenza va indicata nel rigo RS113 colonna 6.
Imprese beneficiarieRicordiamo che possono beneficiare dell’agevolazione fiscale volta a sostenere la crescita economica italiana, l’ACE appunto, società di capitali, cooperative, enti commerciali, e società con stabile organizzazione in Italia.
L’obiettivo dell’ACE è di dare un supporto concreto allo sviluppo economico e alla crescita delle imprese e del Paese.
CRIF e SOSE: nuovi servizi per aziende di credito
Dal sodalizio tra CRIF - azienda specializzata nei sistemi di informazioni creditizie e di supporto decisionale - e SOSE - società concessionaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’elaborazione degli studi di settore - e l’unione delle rispettive competenze, nasce una nuova gamma di prodotto e servizi rivolti al sistema bancario nazionale, a supporto particolare delle Pmi.
Le soluzioni CRIF andranno infatti a supporto del sistema bancario per la valutazione e gestione del credito alle Piccole e Medie Imprese, arricchendosi di nuove fonti informative e analisi di tipo settoriale e territoriale messe a disposizione da SOSE.
Grazie ai confronti settoriali messi a punto da SOSE, CRIF potrà così ampliare e arricchire la propria gamma di soluzioni per la valutazione delle imprese. Inoltre, il know-how e l’expertise di CRIF nella valutazione e gestione del rischio di credito delle imprese, combinati con il patrimonio informativo e le competenze statistico-economiche di SOSE, potranno offrire nuove opportunità nella valutazione del contesto micro-economico delle imprese.
Le analisi settoriali e territoriali arricchiranno quindi i contenuti di EURISC 2.0 - la soluzione innovativa del Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF - e di Sprint - il sistema di application processing standard di riferimento sul mercato finance per la valutazione e gestione del credito. Ciò consentirà agli operatori di conoscere e gestire meglio le imprese, attraverso il loro posizionamento rispetto a gruppi benchmark.
Tags: aziende crif sose studi di settorea valutazione delle imprese
Nuove regole 2012 per la tassazione di TFR e TFM
TFR e TFM: la manovra finanziaria rende obbligatoria la tassazione ordinaria
La manovra finanziaria del governo Monti ha portato novità anche per gli amministratori di società di capitali e i dipendenti che cessano il proprio rapporto di lavoro: le indennità TFM e TFR non sconteranno più la tassazione separata agevolata ma dovranno sempre e in ogni caso sottostare obbligatoriamente alla tassazione ordinaria.
Trattamento di Fine Mandato (TFM)Il Trattamento di Fine Mandato (TFM), pur non essendo un’indennità imposta dalla legge ma il frutto di un accordo tra azienda e amministratore, dovrà quindi adeguarsi alle normative esistenti (articolo 24, comma 31 della legge n. 214 del 2011), così come deciso dalla manovra Monti.
Dunque, addio alla tassazione separata agevolata: mentre prima era possibile, a fronte di determinati requisiti, applicare per questa forma di retribuzione differita un trattamento fiscale più favorevole, per le indennità maturate dal 1° gennaio 2011 è diventato obbligatorio il regime di tassazione ordinario, quindi le somme pagate dalle aziende agli amministratori a fine rapporto concorreranno alla determinazione del reddito complessivo tassato secondo gli scaglioni IRPEF.
Così il TFM non costituirà più un risparmio fiscale anche importante per le società di capitali e gli amministratori.
Trattamento di fine rapporto (TFR)Anche i regimi di tassazione per i dipendenti che cessano il rapporto di lavoro sono stati modificati, ma con l’introduzione di una franchigia molto alta, ossia 1 milione di euro.
Al Trattamento di fine rapporto (TFR) e alle indennità percepite dalla cessazione di rapporti di cui all’articolo 17, comma 1, lettere a) e c) del Tuir (lavoratori dipendenti) dovrà pertanto essere applicata la tassazione ordinaria – e non potrà più essere applicata quella separata – ma solo nel caso in cui si superi la somma di 1 milione di euro.
Situazione ben rara per quanto riguarda i comuni dipendenti, per i quali dunque la situazione viene ben poco a cambiare.
DMARC, i big della rete contro phishing e spam
Negli uffici e nelle piccole aziende gli amministratori di rete combattono ogni giorno con spam e phishing per tutelare la sicurezza della propria infrastruttura, ma stare dietro alle evoluzioni di questo genere di attacchi informatici non è semplice.
Per questo motivo è nata DMARC (Domain-based Message Authentication, Reporting & Conformance), alleanza contro il phishing e lo spam composta dai big della rete: AOL, Gmail, Hotmail, PayPal, Facebook e tanti altri hanno stretto questo patto per creare un nuovo sistema che permetta di proteggere gli utenti più facilmente.
Questa particolare alleanza andrà a a realizzare nuovi standard e nuove policy di sicurezza che verranno poi adottati da tutti i membri di DMARC.
Ma che efficacia avrà l’uso di questi nuovi standard e come andranno ad agire queste nuove policy di sicurezza ? Ogni volta che arriverà un messaggio di posta, i server verificheranno se tale messaggio va a rispettare precisi requisiti di sicurezza previsti dai nuovi standard di DMARC e se i controlli avranno avuto esiti positivi il messaggio verrà recapitato all’utente.
DMARC non sarà inoltre un ecosistema chiuso. Una volta che gli standard di sicurezza verranno approvati dalla IETF (Internet Engineering Task Force), chiunque potrà aderire al gruppo implementando i nuovi sistemi di protezione contro il phishing e lo spam sui propri server.
Brett McDowell, senior manager di PayPal, parla di svolta epocale. Secondo McDowell infatti, una volta introdotte tutte queste nuove policy di sicurezza dovrebbero venire bloccati ogni giorno mediamente 200 mila messaggi di posta indesiderata. Che sia finalmente arrivata la fine del phishing e dello spam?
CIO: i budget ICT 2012 non soffrono la crisi
Budget ICT: la crisi non influenza gli investimenti dei CIO
Il budget ICT delle imprese italiane è sostanzialmente invariato rispetto al biennio precedente, con una lieve crescita del contesto utility e delle banche. Ad affermarlo è la ricerca delle Osservatorio Gestione Strategica dell’ICT, nell’ambito della Management Academy for ICT Executives, che evidenzia la situazione economica per il 2012 manifestata dai Chief Information Officer di 173 imprese.
L’agenda dei direttori dei sistemi informativi può fondarsi su una previsione di budget ICT che nel 37% dei casi superiore ai 10 milioni di euro, dei quali il 17% si posiziona addirittura sopra i 50 milioni.
A seguire il 14% delle aziende del panel intervistato, che rientrano nella classe compresa tra cinque e dieci milioni di euro, e il 39% che appartiene alle classi di budget inferiori ai cinque milioni di euro.
In termini tendenziali, il 17% di medie imprese prevede di aumentare il budget ICT a un tasso superiore al 10%, mentre le imprese maggiori mantengono una spesa stabile.
La ricerca era anche volta ad individuare le principali aree d’investimento e le relative priorità per il 2012 con riferimento alle caratteristiche dimensionali e di settore delle aziende.
In questo caso, dalle risposte ottenute, emerge innanzitutto la Business Intelligence e Analytics, seguite dallo sviluppo e il rinnovamento del Data Center, il Cloud Computing, la Digitalizzazione e dematerializzazione dei documenti, i nuovi device mobili, la Unified Communication and Collaboration, le mobile apps, lo sviluppo di canali digitali e social CRM e infine le nuove architetture di information management e storage.
In buona sostanza una tendenza a recuperare risorse razionalizzando i costi interni attraverso tecnologie innovative, oltre che contribuire alla riduzione dei costi dei processi di business con ritorni misurabili e di breve periodo.
Banda larga Wisp: incentivi alle imprese in Piemonte
Banda larga Wisp: incentivi alle imprese in Piemonte
Dalla Regione Piemonte arrivano finanziamenti per le imprese che forniscono servizi di banda larga Wisp (Wireless Internet Service Provider) ai Comuni del territorio: l’obiettivo è favorire l’attivazione di progetti innovativi volti a ridurre il digital divide che caratterizza ancora mote zone dell’Italia.
Bando progetti WispPossono partecipare al bando e richiedere i contributi stanziati dalla Regione Piemonte per l’innovazione, tutte le imprese aventi sede nel territorio regionale, iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.) e già operative come fornitura di servizi di Rete in almeno 10 Comuni.
I finanziamenti sono previsti per interventi inerenti l’acquisizione di nuove tecnologie o servizi tecnico-scientifici e l’applicazione di questi alla produzione.
I contributi sono concessi per interventi che abbiano inizio dopo la presentazione della domanda e si concludano entro due anni dalla concessione degli incentivi.
Incentivi fino a 135mila euroSono concessi incentivi per finanziare fino all’80% delle spese totali, e il tetto massimo è fissato per 135 mila euro.
La percentuale varia a seconda della percentuale di centri abitati dove sia presente solo una copertura satellitare, mentre i contributi possono essere utilizzati per l’acquisto di macchinari e brevetti, servizi di consulenza, spese relative al personale dipendente compresi i costi di viaggi e trasferte finalizzate alla realizzazione del progetto.
Le imprese interessate a partecipare al bando possono compilare la domanda online e spedirla entro 5 giorni a Finpiemonte S.p.A., dal 20 febbraio al 28 giugno 2013.
Il bando è scaricabile dal sito della Regione Piemonte
Asus Zenbook UX31, ultrabook elegante e potente
Asus Zenbook UX31 si propone quale membro di spicco della famiglia di ultrabook, grazie al look elegante abbinato a prestazioni di rilievo.
Il display da 13,3 pollici favorisce il contenimento delle dimensioni, pari a 325 x 233 x 90 millimetri, mentre il peso di soli 1,4 chilogrammi rende facilmente trasportabile il device.
Per restare allo schermo, la risoluzione massima supportata è di 1.600×900 pixel e si caratterizza per l’ottima luminosità. Ciò lo rende pertanto ben leggibile in ogni situazione operativa, anche se sarebbe stato preferibile di tipo opaco.
Asus Zenbook UX31 è dotato di un processore Intel Core i7-2677M operante alla frequenza di clock di 1,8 GHz, il quale può contare su 4 GB di RAM non espandibili.
La scheda video Intel Graphics HD 3000 consente di eseguire in modo adeguato la maggior parte degli applicativi d’ufficio, merito anche della funzionalità Turbo che le consente di operare sino a 1,2 GHz.
Lo storage è affidato al SSD da 256 GB, elemento in grado di elevare notevolmente le prestazioni in termini di scambio dati e tempi di avvio delle applicazioni.
La connettività si esprime primariamente attraverso l’interfaccia Wi-Fi 802.11 b/g/n, il modulo Bluetooth 4.0, la porta micro HDMI e le prese USB 2.0 e 3.0.
La tastiera di Asus Zenbook UX31 risulta ben concepita sul piano ergonomico e i tasti sono sufficientemente separati per favorire la digitazione da parte dell’utente.
Un’ultima considerazione concerne la batteria, che con i suoi 6.840 mAh fa raggiungere l’autonomia massima di 7 ore con un carico di lavoro ridotto.
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Certificati verdi, in consultazione la bozza
In consultazione le versioni in bozza dei certificati verdi
La bozza del principio contabile nazionale “I certificati verdi” e la bozza del Principio contabile nazionale “Le quote di emissione di gas ad effetto serra” sono state messe in consultazione fino al 10 aprile.
A deciderlo è il Consiglio di Gestione dell’OIC, che si interroga sui meccanismi di mercato volti a incentivare interventi di salvaguardia ambientale che consentano una riduzione delle emissioni atmosferiche dannose attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia elettrica, l’incremento dell’efficienza energetica dei processi industriali e l’applicazione di nuove tecnologie.
L’obiettivo è quello di approfondire le problematiche sui titoli emessi a favore dei produttori di energia pulita (certificati verdi) e delle quote di emissione di gas a effetto serra (certificati grigi).
In merito ai certificati verdi, la bozza di principio contabile intende dare indicazioni sul loro trattamento contabile per parte l’impresa produttrice (oppure importatrice) di energia elettrica da fonte rinnovabile e da parte dell’impresa trader di tali certificati.
In merito ai certificati grigi, invece, la bozza fornisce indicazioni sul oro trattamento contabile da parte dell’impresa che possiede impianti industriali che producono gas serra.
Apprendistato in Italia: verso l’assunzione a tempo indeterminato
Apprendistato: 542 mila i giovani assunti dalle imprese
Il Ministero del Lavoro, in collaborazione con ISFOL e INPS ha fotografato lo stato dell’arte dell’apprendistato in Italia: nel 2010 i contratti di apprendistato in essere nelle imprese sono stati 542 mila (-8,9% sul 2009, corrispondente a 50.000 rapporti di lavoro venuti meno), di cui 303.033 al Nord, 141.192 al Centro e 97.649 al Sud.
Attualmente, quindi, i contratti di apprendistato rappresentano il 15% degli occupati tra i 15 e i 29 anni d’età. I dati fanno riferimento alle denunce retributive mensili (EMENS) presenti nell’archivio INPS.
Il “XII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato” ha anche registrato una tendenza in flessione nel 2010: -17%, dovuto soprattutto alla componente dei lavoratori minorenni occupati nelle aziende artigiane.
Nel 2010 il 43% dei rapporti di lavoro in apprendistato riguardava la componente femminile. Analizzando solo i lavoratori con meno di 18 anni, le donne erano il 25,7%; tra quelli nella fascia 18-24 anni il 39,5%; nella fascia 25-29 il 48,1%; oltre i 29 anni il 50,7%.
Tipologie di contratto di apprendistatoNel 2010 si è registrato un aumento dei contratti di apprendistato trasformati in contratti a tempo indeterminato pari a +12,3%, per un totale di 177.000 lavoratori. L’incremento maggiore si è registrato al Centro (+19,6%), quello minore nel Mezzogiorno (+5,4%).
A livello di genere, per le donne l’aumento è stato del +13,5%, per gli uomini del +11,5%. In generale una percentuale di apprendisti assunti a tempo indeterminato più alta rispetto agli altri contratti atipici.
Tra i diversi tipi di contratto di apprendistato, quella più diffusa è l’apprendistato professionalizzante (art. 49). Tra gli impiegati con questa forma contrattuale 7.700 sono minorenni.
L’alto apprendistato (art. 50) riguarda solo un centinaio di unità, mentre il contratto per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione per consentire il conseguimento di una qualifica professionale ai giovani di età compresa tra 15 e 18 anni (art. 48) non sembra ancora trovare una grande applicazione, tranne per le intese siglate nella Regione Lombardia nel settembre 2010 e nella Regione Veneto nel marzo 2011.
Trova invece ancora largo impiego l’apprendistato di tipo tradizionale regolato dalla precedente normativa (legge 196/1997).
FormazioneLo scopo dei contratti di apprendistato è di formare i lavoratori di domani. Allo scopo il 39% delle risorse destinate alle politiche attive per il lavoro vengono spese per le sotto-contribuzioni e per la formazione degli apprendisti.
Più in particolare un apprendista su quattro risulta iscritto alle attività di formazione pubblica. Su questo fronte le differenze territoriali sono piuttosto marcate, con il 15% degli attestati registrati tra il Centro ed il Mezzogiorno e i picchi di Province come Bolzano (84%) e Trento (80%), o Regioni come il Friuli Venezia Giulia (75%) e l’Emilia Romagna (66%).
«La formazione in apprendistato è ancora un punto debole in molte parti d’Italia mentre questa tipologia contrattuale costituisce uno strumento cruciale per l’acquisizione di competenze da parte dei giovani. È molto importante sviluppare anche l’apprendistato per il diritto-dovere di istruzione e formazione, che può contribuire ad affrontare il dramma dei Neet, cioè di coloro che sono al di fuori sia del mercato del lavoro sia del sistema formativo.
Penso soprattutto a quel 19% di giovani Italiani che abbandona gli studi dopo la licenza media e rischia di rimanere emarginato dalla vita professionale e di confluire in condizione di povertà ed esclusione sociale. L’apprendistato, viceversa, è uno strumento che può far emergere il talento anche di quei giovani che hanno difficoltà con l’apprendimento scolastico tradizionale».
È il commento del Direttore generale dell’ISFOL Aviana Bulgarelli ai dati emersi nel Rapporto sull’apprendistato.
Fonte: XII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato
Telelavoro: le novità della Legge di Stabilità 2012
Telelavoro le novità normative introdotte con la Legge di Stabilità 2012
Si riprende a parlare di telelavoro dopo l’accordo firmato l’anno scorso dall’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che introduceva forme di flessibilità che prevedono l’applicazione del telelavoro al posto dei congedi parentali.
Quello che l’ex ministro aveva intenzione di fare era la rimodulazione degli orari di lavoro con l’obiettivo di migliorare la conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia. E qui entra in discussione il telelavoro, la cui normativa è stata aggiornata dalla Legge di stabilità 2012.
Vantaggi del telelavoroLa causa del mancato decollo del telelavoro in Italia è sicuramente nei problemi culturali. Con il telelavoro, infatti, l’azienda, perderebbe il “controllo” del dipendente. Il problema è che una parte le nostre tradizioni sono saldamente ancorate ad un modo di lavorare arcaico e postbellico che pone come fondamenta la mancanza di fiducia nel lavoratore, la timbratura del cartellino e la presenza in ufficio.
Eppure il telelavoro rappresenta un volano di crescita e sviluppo per le imprese. Grazie a Internet e telelavoro, infatti, ognuno può essere produttivo da qualunque parte del mondo e in qualunque momento della giornata. Si può collaborare in rete su progetti che possono essere modificati, scambiati ed elaborati.
Quali i vantaggi per imprese e lavoratori? Conciliazione delle esigenze familiari e aziendali, flessibilità, miglioramento della produttività delle imprese, risparmio ed efficienza. L’Italia è comunque lontana dagli standard europei. Solo il 4% circa della forza lavoro, ossia 800.000 persone, è occupata nel telelavoro.
Dal punto di vista normativo il telelavoro è un contratto di lavoro subordinato a domicilio solitamente svolto tramite l’utilizzo di un computer collegato alla rete aziendale. Fa riferimento all’Accordo Quadro del 2004 e alla Legge n. 183 del 12 novembre 2011 conosciuta anche come Legge di stabilità 2012. In particolare la norma tende a migliorare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro con specifico riferimento a disabili e lavoratori in mobilità proprio tramite l’introduzione del telelavoro. L’azienda che sceglie di assumere dipendenti in telelavoro deve offrire loro le stesse garanzie e benefit di chi lavora in ufficio.
Contratto di telelavoroIl contratto di telelavoro da redigersi per iscritto deve essere frutto di un preventivo accordo tra impresa e lavoratore e può essere l’evoluzione di un contratto di lavoro tradizionale. Ciò vuol dire che, previo accordo tra le parti, il contratto di lavoro può essere trasformato in contratto di telelavoro. Il mancato accordo tra le parti non può costituire presupposto per risoluzione del contratto.
Obblighi del datore di lavoroL’Accordo Interconfederale pone importanti doveri e obblighi in capo al datore di lavoro. In particolare prevede la consegna al telelavoratore delle relazioni informative conformi alle direttive 91/533/CEE nonché copia del contratto collettivo applicato e descrizione della prestazione lavorativa.
Il datore di lavoro è infine tenuto a formare il telelavoratore circa gli strumenti tecnici cui disporrà, dovrà adottare misure idonee a prevenire l’isolamento del telelavoratore rispetto agli altri lavoratori dell’azienda mediante periodici incontri e riunioni con i colleghi e con il proprio responsabile.
Particolare rilievo assumono le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro poiché il datore di lavoro è responsabile della tutela della salute e della sicurezza professionale del telelavoratore. Pertanto il lavoratore dovrà essere formato nel rispetto della normativa vigente anche relativamente al corretto uso di videoterminali e delle pause di lavoro stabilite dalla legge.
L’Accordo interconfederale autorizza il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti ad accedere, previo avviso e consenso da parte del lavoratore, ai locali in cui viene svolto il telelavoro al fine di verificare la corretta applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte del lavoratore.
L’impresa che impiega personale con la formula del telelavoro deve garantire loro pari trattamento e medesimi diritti dei lavoratori che svolgono attività presso i locali dell’impresa comprese le opportunità di carriera, l’orario di lavoro e le attività sindacali.
Di norma, salvo diversi accordi fra le parti, è il datore di lavoro a sostenere tutti i costi necessari a permettere il regolare svolgimento del telelavoro: software, hardware, connessione a Internet, adeguamento al D. Lgs. 81/2008 dei locali in cui viene svolto il telelavoro. Resta inteso che ogni accordo va chiarito prima dell’inizio delle prestazioni lavorative. Tuttavia, l’Accordo quadro stabilisce quali oneri sono di esclusiva competenza dell’azienda come ad esempio le spese per la protezione dei dati o i danni agli strumenti di lavoro.
Contratti di rete: formazione per imprese toscane
Sostegno alle reti di imprese in Toscana
La Camera di Commercio di Pisa avvia un percorso formativo destinato a promuovere l’attivazione di reti di impresa nel territorio provinciale: iniziativa che rappresenta un’ottima opportunità per le imprese locali di comprendere i benefici e i vantaggi dei contratti di rete.
Avvio di contratti di retePossono partecipare all’iniziativa le aziende iscritte alla Camera di Commercio di Pisa che desiderano avere supporto informativo e gestionale per costituire una rete di imprese.
La CCIAA pisana si propone infatti di selezionare le imprese e guidarle nel percorso che porterà alla sottoscrizione di un contratto di rete, valutando sia gli obiettivi sia il modello organizzativo alla base della rete.
Unico requisito per partecipare al percorso formativo – per il quale non sono previsti costi da parte delle aziende interessate – è proporre una rete di almeno tre imprese, delle quali almeno una sia iscritta regolarmente presso la Camera di Commercio di Pisa.
Le domande possono essere inoltrate fino al 20 febbraio 2012.
Maggiori informazioni sul percorso formativo sono reperibili nel sito della Cam Com di Pisa
Il mercato italiano dell’Efficienza Energetica
Efficienza energetica: strumenti e prospettive
Nei giorni in cui il rischio di mancato approvvigionamento di gas naturale come fonte energetica per l’allarme maltempo, i dati del Rapporto Enea sull’efficienza energetica in Italia – redatto sulla base dei dati disponibili al 31 dicembre 2011 – gettano una luce tutt’altro che funesta sul panorama nazionale, che vanta risultati positivi rispetto agli obiettivi energetici imposti dall’Europa, con ottime prospettive future.
Il rapporto passa in rassegna gli strumenti nazionali per l’efficientamento energetico valutandone l’efficacia, analizza il raggiungimento degli obiettivi nazionali di risparmio e delinea i margini di miglioramento per ogni settore di mercato e per ogni regione.
Strumenti di efficientamentoSecondo il rapporto, i cinque strumenti che facilitano l’efficienza energetica adottati a livello nazionale in Italia sono stati finora:
- standard minimi di prestazioni energetiche negli edifici (D.lgs 192/95)
- detrazioni fiscali del 20%
- detrazioni del 55% per interventi di riqualificazione energetica
- certificati bianchi (TEE)
- incentivi per l’acquisto di auto ecologiche
I più performanti ai fini del risparmio energetico sono risultati gli obblighi in edilizia e i certificati bianchi (TEE).
Se si guarda invece a quali misure abbiano maggiormente contribuito al taglio dei consumi in rapporto all’investimento effettuato, i più vantaggiosi sono stati le detrazioni del 55% per interventi di riqualificazione energetica sugli edifici esistenti e i certificati bianchi. Pollice verso, invece, per gli eco-incentivi per l’auto.
Settori interessatiL’aumento di efficienza energetica nelle realtà imprenditoriali e industriali permette non solo di risparmiare sui consumi propri e del Paese ma contribuisce nel tempo a quel processo di affrancamento dell’Italia dalla dipendenza energetica nei confronti dei fornitori esteri, che coprono oggi l’85% del fabbisogno italiano.
I settori che hanno registrato nello scorso biennio le performance migliori in termini di risparmio energetico sono stati quello dell’Edilizia, che ha registrato un forte incremento delle installazioni di impianti di riscaldamento efficiente, e il Terziario, grazie all’adozione di standard di prestazioni energetiche contro gli sprechi.
L’Industria ha potuto invece contare sul rinnovamento tecnologico, con l’installazione di impianti di cogenerazione al alto rendimento, di motori elettrici ad alta efficienza e il recupero del calore. Infine, il settore Trasporti ha svecchiato il parco autoveicoli acquisendo nuove vetture più ecologiche.
Scenario e prospettiveOltre a fotografare lo stato dell’arte nel processo di adozione di efficaci misure per la gestione dell’energia atte al miglioramento del rapporto costi/benefici, il rapporto cerca di stimolare l’introduzione di politiche energetiche mirate.
Questo perché, se è vero che l’Italia ha ampiamente superato gli obiettivi al 2010 del Piano per l’efficienza energetica (PAEE) del 2007, c’è anche da dire che parte del successo è dovuto alla crisi che ha spinto le imprese a rivedere i costi e a introdurre politiche di efficientamento. Non da poco, inoltre, il contributo offerto dalle detrazioni fiscali a sostegno, come il bonus energia (detrazione 55%)
In realtà, il rapporto tra PIL e consumi energetici non è poi migliorato così tanto negli ultimi 20 anni, ed è bene ricordare che, anche se gli obiettivi per il 2016 saranno probabilmente centrati, il target europeo del 2020 è ben più “sfidante”, prevedendo infine una riduzione delle emissioni dell’80% al 2050.
OstacoliA complicare le cose, ci sono da segnalare ancora numerosi ostacoli che possono impedire la piena attuazione di politiche in favore dell’efficienza energetica, in primis l’eccesso di burocrazia, i forti limiti a liberalizzazioni e privatizzazioni nel settore Energia, le forti accise applicate ai prodotti energetici.
Il commissario Enea, Gianni Lelli, ha dunque proposto di rendere più stringenti gli obiettivi a breve termine e di adottare un approccio sistemico per promuovere l’efficienza nel modo più efficace possibile, auspicando la proroga delle detrazioni e dei relativi decreti attuativi.
Riforma del Lavoro: tra posto fisso e competitività
Elsa Fornero: la Riforma del Lavoro deve andare avanti
Entra nel vivo la Riforma del Lavoro, accompagnata da un dibattito particolarmente acceso, alimentato dalle esternazioni del premier Mario Monti e dei ministri Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri.
Flessibilità, articolo 18, contratti, ammortizzatori sociali: i temi in discussione presso il tavolo aperto al Ministero del Welfare sono molti, anche se le varie dichiarazioni ministeriali tendono a far ruotare questa “fase mediatica” intorno al tema del posto fisso.
Le prossime giornate saranno importanti per capire come si stanno definendo le diverse posizioni in campo sulla riforma del lavoro.
Oggi, 7 febbraio, sia sul fronte sindacale sia su quello imprenditoriale la giornata è stata dedicata più che altro a tavoli tecnici, probabilmente in vista del prossimo vertice al Ministero.
Prima però si incontreranno sindacati e imprenditori (questa volta non ci sarà solo Confindustria, ma anche Rete Imprese Italia, ovvero le Pmi, l’Abi, ovvero le banche, l’Ania, assicurazioni): e in questa sede presumibilmente si cercheranno i punti comuni da valorizzare in sede di tavolo ministeriale. Appuntamento, quest’ultimo, che con ogni probabilità verrà fissatoper i primi giorni della prossima settimana, a ridosso della metà di febbraio.
Del resto, forse l’unico dato certo emerso dall’incontro del 2 febbraio al ministero è stato, oltre a una sempre più precisa definizione dei temi sul tavolo, quello relativo ai tempi: due o tre settimane, ha dichiarato il ministero Elsa Fornero.
Da quel giorno, bisogna dirlo, il dibattito “pubblico”, che forse sarebbe meglio definire mediatico, si è concentrato prima sulle dichiarazioni di Monti, che ha definito “monotono” il posto fisso, e poi sui successivi interventi di due ministri, la stessa Fornero e la titolare degli Interni Anna Maria Cancellieri.
La prima relativa all’illusione del posto fisso che non esiste più, la seconda sui giovani che vorrebbero ancora il posto fisso vicino a mamma e papà, che ricalca un pò quella famosa frase sui “bamboccioni” di Tommaso Padoa Schioppa.
Poi, a gettare acqua sul fuoco è nuovamente intervenuto Mario Monti: «Mi sfugge quale potrebbe essere la ragione o l’intento da parte del Governo di esasperare alcunchè in generale e, in particolare, in una materia così sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». La stessa Cancellieri ha rettificato, parlando di «frase infelice» che non intendeva «mancare di rispetto».
Ma nel frattempo, il tam tam su organi di stampa, schermi televisivi, pagine web e social network è imperversato. Senza risparmiare un colpo basso al ministro Fornero, la cui figlia, Silvia Deaglio, ha un “posto fisso” all’università di Torino (con ottimo curriculum, completo di master negli Usa e numerose pubblicazioni, ma si tratta comunque dell’università in cui insegnano sia la madre che il padre, l’economista Mario Deaglio, e difficilmente la circostanza poteva non venire fuori nel bel mezzo di cotanto dibattito).
Al di là del dibattito, peraltro importante visto che si sta mettendo mano a quella che promette di essere una importante riforma del mercato del lavoro, quel che conta saranno le misure che alla fine verranno decise.
Partiamo dal tema che al momento sembra più caldo, l’articolo 18. Sembra, ma la prudenza è d’obbligo vista la delicatezza del tema e della fase, che si inizino a intravedere delle ipotesi di accordo.
La posizione degli imprenditori è nota: Confindustria ritiene che l’articolo 18 (che impedisce il licenziamento senza giusta causa nelle aziende oltre i 15 dipendenti) vada «rivisto in modo serio» anche per rendere il mercato del lavoro italiano maggiormente in linea con quello europeo.
Rete Imprese Italia sottolinea che non si debba farne un fatto ideologico, e fa notare che «una gran parte delle imprese italiane, ad esempio le piccole e medie imprese, non hanno questo vincolo» e, sottolinea il presidente Marco Venturi, «non mi pare che nelle piccole imprese ci sia un precariato diffuso».
Le novità degli ultimi giorni, forse bisognerebe dire le aperture, arrivano dal fronte sindacale: nessuna delle tre sigle confederali è disposta a cancellare l’articolo 18, ma il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha introdotto il concetto di “manutenzione”, ad esempio rivedendo «i tempi del giudizio e alcuni aspetti che riguardano il giudizio», che è stato già raccolto dal leader della Uil, Luigi Angeletti. Il quale apre a una possibile riscrittura dell’articolo 18, che continuando a tutelare il lavoratore dai licenziamenti discriminatori apra invece alla possibilità di licenziamenti per ragioni economiche.
Resta più rigida la posizione della Cgil, che tuttavia non sta minacciando di lasciare il tavolo. Susanna Camusso ribadisce la difesa dell’articolo 18 ma ammette, ad esempio, che «le cause di lavoro non possono durare un tempo infinito».
Fra le ipotesi attorno alle quali sembra si tenterà la ricerca di un consenso, quella di tenere l’articolo 18 ma di modifiarlo rendendo più facili i licenziamenti per motivi economici (crisi aziendale), dietro il pagamento di un indennizzo economico.
Ma sembra anche probabile che, essendo l’articolo 18 l’argomento più spinoso, non sia il primo tema che verrà affrontato dalle parti, che magari cercheranno prima di trovare punti di incontro su altre materie (apprendistato, contratti, ammortizzatori sociali) e solo alla fine affrontare l’argomento licenziamenti.
Emerge, forse, dal clima di questi giorni, una generale volontà di arrivare a un accordo, anche in considerazione del fatto che il Governo ha detto chiaro e tondo che intende comunque fare la riforma.
Obiettivo: rendere più europeo il mercato del lavoro italiano. In effetti nelle classifiche sulla competitività il fardello numero uno dell’azienda Italia è proprio rappresentato dal mercato del lavoro.
Secondo il consueto report annuale del World Economic Forum l’Italia, che è considerata 43esima al mondo nella classifica generale della competitività, considerando il solo mercato del lavoro è al 123esimo posto (su 142 paesi). I motivi principali sono: la scarsa flessibilità nella determinazione dei compensi, le regole troppo rigide di assunzione e licenzimento, il rapporto fra stipendio e produttività, il livello di coooperazione fra le parti sociali (imprese e lavoratori).



